Micol e Franz commentano il loro viaggio in Rajasthan
Buonasera Samuele,
ecco alcuni commenti sul nostro viaggio.
Innanzitutto le facciamo i nostri complimenti e la ringraziamo per l’assistenza, i preziosi consigli e la pazienza che ha avuto con noi nella fase di preparazione del viaggio. Ci ha anche fatto piacere ricevere un suo messaggio quando eravamo in loco per sapere direttamente da noi come stavano andando le cose.
Tutto si è svolto senza intoppi.
Il corrispondente in loco con il quale lavora, che avevamo già sperimentato nei nostri viaggi precedenti, è molto valido.
Abbiamo apprezzato l’accoglienza all’arrivo dall’Italia ma anche la presenza di qualcuno quando abbiamo raggiunto le varie località negli alberghi dove si alloggia. Questo costante “benvenuto” ci ha fatto molto piacere.
Le guide turistiche in media sono state brave; alcune più preparate e attente, altre un po’ più sbrigative, ma pur sempre disponibili ad eventuali approfondimenti. Purtroppo, rispetto alle zone visitate gli anni scorsi, più di frequente ci hanno proposto tappe in negozi “per turisti” che vengono presentate come visite ad artigiani o laboratori dove assistere alle produzioni ma che nella maggior parte dei casi non sono niente di più che punti vendita. Sembrano tappe obbligate forse concordate con le stesse guide o con il tour operator. Comunque dopo un paio di volte abbiamo declinato l’invito a fermarci e abbiamo saltato le tappe per gli “acquisti forzati”.
Per quanto riguarda i percorsi delle visite abbiamo potuto decidere cosa vedere e approfondire e cosa escludere dai nostri circuiti.
Un’annotazione sul jeep safari a Jojawar che non è stato esattamente come ce l’aspettavamo. Dalla sua descrizione, oltre a vedere zone rurali in prossimità dei monti Aravalli, avremmo dovuto visitare i villaggi della popolazione nomade dei Rabari, avere contatti con questa etnia e conoscere le loro usanze e tradizioni (così ricordo dalla sua mail). Invece l’escursione è un semplice giro in jeep di un’oretta e mezza nei dintorni di Jojawar dove si visita una fattoria come ce ne sono tante e dove si passa attraverso un paio di villaggi. A noi il giro è andato bene comunque, ci piace sempre vedere zone meno turistiche e realtà locali, ma se si fosse trattato di qualcuno più puntiglioso o che si aspettava quanto proposto credo che nel complesso si sarebbe lamentato dell’esperienza.
Il nostro autista era prudente ed è stato sempre puntuale. Forse nei viaggi precedenti abbiamo avuto autisti che ci hanno dedicato un po’ di tempo extra fermandosi o proponendoci brevi tappe lungo il percorso, in luoghi non turistici dove abbiamo potuto venire in contatto con la popolazione e con gli usi del posto. Ma ci rendiamo conto che era qualcosa in più. L’autista di quest’anno ha comunque svolto molto bene il suo lavoro.
Gli alberghi ci sono piaciuti moltissimo. La scelta degli Heritage hotel in Rajasthan non poteva essere più azzeccata. Si alloggia in veri palazzi d’epoca e dimore storiche dove anche gli arredi, i tessuti, gli oggetti e i minimi dettagli ti portano indietro nel tempo e ti parlano del passato. Forse varrebbe la pena suggerire ai corrispondenti di raccontare qualcosa su queste dimore al momento dell’arrivo dei clienti perché sono posti ricchi di storia. Noi abbiamo fatto qualche domanda alla reception o consultato il web per saperne di più perché ne vale veramente la pena.
I ristoranti degli hotel dove abbiamo cenato (a volte la sera siamo usciti in ristoranti esterni) li abbiamo trovati nel complesso abbastanza validi. Molto buono e degno di nota il cibo delle cene che ci hanno servito al Pal Haveli di Jodhpur e al Amet Haveli di Udaipur (tra l’altro segnalati proprio come ristoranti da provare da alcune guide, intendo cartacee). Le colazioni invece ci hanno un po’ deluso, ad eccezione di quelle del The Claridges e del Amet Haveli dove abbiamo trovato una buona e variegata scelta di proposte sia internazionali che indiane di cui siamo molto golosi (dosa, idli, ecc).
Come nostra impressione generale sul viaggio posso dirle che abbiamo conosciuto un’India molto diversa da quella che conoscevamo. Il Rajasthan, Agra e Delhi sono ricche di storia, di palazzi, fortezze e mausolei che con la loro imponenza, ricchezza e bellezza ti lasciano a bocca aperta; primo fra tutti il Taj Mahal che è davvero unico e che, come dice mio marito, da solo vale il viaggio. Abbiamo apprezzato anche questa parte dell’India, paese che amiamo, anche se forse, secondo noi, meno spirituale, con più influenze provenienti da altre civiltà e culture, forse meno “autentica”. Un’india che ci ha colpito positivamente nella parte più razionale di noi ma che è arrivata un po’ meno al cuore.
Nel ringraziarla ancora per la sua consulenza le auguriamo il meglio per il suo lavoro. Con quest’ultimo viaggio dovremmo aver concluso il nostro “tour dell’India”, ma non si può mai dire. Chissà, un giorno la curiosità potrebbe risvegliarsi o anche solo la nostalgia potrebbe fare capolino.
Con i più cari saluti





Foto di Micol e Franz







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