Il destino nel nome – The Namesake un film di Mira Nair

Il destino nel nome

Un film del 2006 tratto dal libro “L’omonimo” (titolo originale The Namesake) della vincitrice del premio Pulitzer Jhumpa Lahiri.

Nel film Il destino nel nome, la regista Mira Nair narra le vicende di una famiglia bengalese dell’India immigrata negli Stati Uniti, delle difficoltà di integrazione, dell’eterno legame che li lega alla terra d’origine e del ripudio e disconoscimento dei valori e delle usanze indiane per i figli nati in terra straniera.

Sopravvissuto a un incidente ferroviario, Ashoke (Irrfan Khan)  inizia a viaggiare un po’ per scelta un po’ per necessità. Si trasferisce prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti e ritorna in India solo per sposare Ashima (Tabassum Hashmi Khan), in un matrimonio combinato secondo le migliori tradizioni indiane. Da perfetti sconosciuti i due si trasferiscono in America dove lui lavora e lei, malgrado le difficoltà di ambientamento in un paese con lingua, tradizioni, costumi e cultura completamente diversi, con il tempo si ambienterà, ed imparerà ad amare e rispettare suo marito. Dalla felice unione nasceranno due figli il primogenito Gogol (Kal Penn)- in onore dello scrittore russo, un autore presente in un episodio passato di Ashoke – e la figlia Sonia (Sahira Nair).

Due figli nati da una coppia indiana ma in tutto per tutto americani che con il passare degli anni sempre meno accetteranno costumi e usanze indiane che i loro genitori conservano e cercano di imporre, a cui si aggiunge l’eterno conflitto generazionale tra genitori e figli.

Se nella prima parte del film l’India è solamente accennata, anche se presente costantemente nei costumi e nelle tradizioni in famiglia, nella seconda parte del film, complice un viaggio in India, alcuni lunghi flashback, questa ritorna prepotentemente al centro del film con i suoi colori, suoni, tradizioni e costumi e accompagnano Gogol e Sonia nella loro crescita interiore, nella riscoperta e rivalutazione dei valori indiani.

La figura centrale è Gogol, l’adolescente indiano che cresce portandosi dietro un nome strano e impegnativo. Gogol cresce negli Stati Uniti e assomiglia sempre più agli adolescenti americani, si allontana gradualmente dai valori indiani per abbracciare usanze e costumi occidentali. Si fidanza con una donna americana, studia a Yale fino a che stufo del suo nome che tanto lo imbarazza arriverà a rifiutarlo e deciderà di cambiarlo. Proprio quando sembra perduto per sempre inizierà un percorso che lo riporterà alle origini confrontandosi definitivamente con quel passato che fino ad allora lo aveva tanto intrigato.

Il destino del nome è un film leggero non particolarmente impegnato che si lascia guardare e conquistare merito di un ritmo incalzante, di una magnifica fotografia di interpreti all’altezza e di una sceneggiatura che descrive episodi divertenti, dove vengono portati avanti due temi principali. Da un lato la storia vuole essere una testimonianza di una generazione di immigrati indiani che all’estero – qui nello specifico prima in Inghilterra poi negli Stati Uniti – dove hanno cercato fortuna, ricchezza e benessere e in tal senso non mancano riflessioni sull’identità indiana e sull’attaccamento ai valori indiani. Dall’altra parte si affronta il problema dell’integrazione e dell’adattamento degli adolescenti figli di indiani in un paese straniero, descrivendone la crescita, la maturazione e la riscoperta delle origini e dei valori cari ai genitori.

La regista Mira Nair

Nata in Orissa a Bhubaneshwar di cultura bengalese, vive e lavora negli Stati Uniti. La regista molto apprezzata è venuta alla ribalta con “Salaam Bombay!” premiato al festival di Cannes nel 1988. Seguiranno “Mississippi Masala“, “La famiglia Perez“, il celebre “Monsoon Wedding – Matrimonio indiano” premiato al festival di Venezia nel 2001. Seguiranno “La Fiera delle Vanità“, “Amelia”, ed è autrice di numerosi cortometraggi.
È molto apprezzata in occidente, perché è forse la regista meno indiana e più occidentale in circolazione, ma anche in India per l’enorme contributo che ha dato all’industria cinematografica indiana nel mondo ed è per questo che è stata premiata con il “Pride of India”.

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