La festa delle luci: Divali, Dipavali, Diwali, Deepawali

L’anno in India è scandito da una lunga serie di festività, panindiane o locali, alcuni delle quali sono celebrate in termini grandiosi. Fra queste la più popolare è la festa delle luci: Divali o Dipavali “filare di luci” o “collana di luci“, che cade alla luna nuova del mese di Karttika, fra ottobre e novembre, e durante questa ricorrenza lumini sono accesi ovunque ad illuminare la notte buia in onore soprattutto di Lakshmi, dea della fortuna sposa di Vishnu, ed è tradizione scambiarsi regali.

Le celebrazioni del Divali la “festa delle luci” quest’anno cade il 19 ottobre e le celebrazioni continueranno per i successivi cinque giorni in tutta l’India. È una festa di immensa popolarità, celebrata da hindu, sikh, jainisti e anche da buddhisti in India, Nepal e dagli induisti sparsi per tutto il mondo.

Il nome è dal sanscrito Dipavali, “filare le luci” o “collana di luci” dove dipa significa “luce, lanterna”. La luce ha una parte importante nel rito dell’induismo e, con l’andare del tempo è stata associata a Lakshmi: un tipo particolare di lampada, detta dipa-Lakshmi, è formata da una figura della dea stante, che sorregge una lanterna con uno stoppino.

La luce è la protagonista della festa: dai tradizionali lumini ad olio fino alle lampade e alle luminarie di ogni tipo, che rischiarono la notte senza luna.

Dal punto di vista spirituale, Divali evoca la luce della conoscenza vera, la vittoria sulle forze oscure del male e dell’ignoranza. Nell’India meridionale si crede che Dipavali sia il giorno in cui Krishna uccise un demone, Narakasura, assicurando così il trionfo della luce sulle tenebre. Nel Nord dell’India si festeggia invece il ritorno in questa data di Rama ad Ayodhya, la sua incoronazione e il benvenuto a lui tributato dal popolo della città. Nel Gujarat, si celebra l’inizio dell’anno nuovo.
In molte regioni dell’India la mattina di Dipavali ci si alza prima dell’alba per un bagno rituale; è infatti credenza diffusa che quel giorno le acque del Gange siano presenti in tutte le acque.
Un’usanza vuole anche che in questo giorno si indossino abiti nuovi; oggi la festa è anche soprattutto un’occasione per scambiarsi doni.

Il giorno successivo a Divali è chiamato Annakuta “Monte di cibo”, e in alcune tradizioni segna l’inizio dell’anno nuovo. A Varanasi per l’occasione, grosse pile di dolci e granaglie sono costruite nel cuore sacro della città, cioè nei templi di Shiva Vishvanatha e nell’adiacente tempio della deaAnnapurna, la “colma di cibo”.

Come detto durante la festa piccole lampade vengono accese in tutte le case non solo in India ma anche nelle numerose comunità sparse in giro per il mondo … (e se avete qualche vicino indiano provate a vedere se non fa anche lui lo stesso anche se a migliaia di chilometri dall’India), poiché si crede che la ricchezza Lakshmi non entra in casa se trova buio.

Ogni città e villaggio si trasforma in una terra magica con migliaia di tremolanti lampade ad olio o lampadine elettriche che illuminano le case. Questo è anche il periodo della completa pulizia della casa, della tinteggiatura delle pareti e davanti all’ingresso delle case sono disegnati colorati rangoli mentre i più piccoli e gli adulti si divertono facendo esplodere fuochi d’artificio.
rangoli sono diagrammi sacri, si tratta di disegni con cui sono decorate le soglie, i cortili, i muri delle case e anche i luoghi di culto, e hanno lo scopo fondamentale di portare pace e buona fortuna, attirando la benevolenza degli dei. È un’arte tutta femminile che viene trasmessa di generazione in generazione. I disegni sono molto vari, più o meno elaborati, astratti o anche figurati. Si usano polveri di riso e pigmenti colorati.

Il Divali è per gli indiani quello che per noi è il nostro Natale non solo dal punto di vista umano ma anche commerciale … è l’occasione per riunire la famiglia in allegria e divertimento, per lo scambio di regali o piccoli pensieri una festa di colori e suoni, ecc. …

I cinque giorni del Divali

Il primo giorno di Divali è dedicato alle dee Laksmi e Parvati, che vengono invitate a visitare le case e portano benedizioni e prosperità: per questo motivo porte e finestre vengono lasciate aperte. Uomini d’affari e mercanti chiudono i conti, ammucchiano monete sui libri mastri e vi pongono sopra l’effigie di Lakshmi, dea della ricchezza.

Il secondo giorno è dedicato al gioco, specialmente quello dei dadi. Uomini e donne giocano insieme, celebrano la riconciliazione di Shiva e Parvati, che amano i giochi da tavolo.

Il terzo giorno, luna piena, è dedicato alla commemorazione della vittoria di Vishnu sul re Bali. Questa giornata va anche sotto il nome di Lakshmi-puja letteralmente “adorazione di Lakshmi”, poichè la dea è adorata la sera, dopo una giornata di digiuno.

Il quarto giorno, la Divali vera e propria, le lampade piccole ciotole di terra riempite di olio,vengono accese e sistemate in fila dentro le case, sulle terrazze e sulle mura dei giardini per ricordare il ritorno di Rama ad Adyodhya dopo quattordici anni di esilio, e la sua consacrazione a re. E’ il giorno in cui inizia il nuovo anno finanziario.

Il quinto e ultimo giorno di Divali è detto Yamadvitiya, perchè Yama pranzò con sua sorella Yamuna. E’ consuetudine che gli uomini della casa pranzino con le proprie sorelle o altre donne della famiglia, e ricevano doni.

Svastika “Oggetto benaugurante”

Le luci che esprimono la celebrazione di Divali si associano qui con la simbologia antica della svastica. La parola Svastika è sanscrita, e propriamente di genere maschile; l’etimologia la vede composta da su, “bene”, asti voce del verbo essere “è”, e il suffisso nominale –ka significa insomma alla lettera “oggetto benaugurante”.

Le luci che esprimono la celebrazione di Divali si associano con la simbologia antica della svastica

L’adozione della svastika come simbolo da parte del nazismo ha per così dire compromesso la sua reputazione in occidente. Ma in India ciò non è accaduto: da sempre usato da hindu, buddhisti e jainisti, esso resta tuttora evocazione di buona fortuna, e come tale non solo compare nei templi e sui muri delle case, ma anche, per esempio, nel logo di certe ditte.
Il disegno della svastica figura in numerose culture, dall’India al Mediterraneo antico e fin tra i nativi americani, e una sua interpretazione univoca appare impossibile. Una spiegazione la vuole un simbolo solare, dove i bracci della croce rivolti verso destra rimanderebbero al corso benefico dell’astro. In India, in realtà, lo svastika è documentato con i bracci rivolti sia verso destra sia verso sinistra, sebbene oggi tenda a prevalere la prima.

HAPPY DIVALI!

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