Kalachakra, la ruota del tempo un documentario di Werner Herzog

Kalachakra, la ruota del tempo

Kalachakra, la ruota del tempo, titolo originale Kalachakra – Wheel of Time è un documentario o reportage di Werner Herzog
Del 2003 che illustra l’importante rito buddhista del Kalachakra, documentando l’evento che si era tenuto a Bodh Gaya in India nel maggio del 2002 con la partecipazione straordinaria di Sua Santità il XVI Dalai Lama.

Si narra che qui a Bodh Gaya o Bodhgaya (nello stato indiano del Bihar) , Gautama Buddha raggiunse l’insuperata e suprema illuminazione.

“Kalachakra letteralmente la ruota del tempo e si tratta di un complesso rito di iniziazione finalizzato ad attivare il seme dell’illuminazione che è presente allo stato dormiente in tutti gli esseri viventi.”

“ … e i lumini simboleggiano l’illuminazione”

La celebrazione di iniziazione del Kalachakra si svolge ogni 2-3 anni in un luogo sacro e coinvolge migliaia di fedeli e pellegrini che accorrono dall’India, Nepal, Bhutan, Tibet, Cina, Laos e Birmania. Questi si riuniscono per 10 giorni e 10 notti. Si calcola che per il Kalachakra di Bodh Gaya si siano riuniti oltre 500.000 fedeli, alcuni di questi hanno fatto un lungo viaggio a piedi anche partendo 3 anni prima e percorrendo più di 3.000 km, ma raggiunto Bodh Gaya davanti all’albero della Bodhi – l’albero dell’illuminazione – hanno trovato una profonda serenità.
La celebrazione è presieduta dal Dalai Lama, ma poiché era malato non ha potuto partecipare alle prime giornate, per cui è stato sostituito da lama di alto lignaggio.

Il rito principale consiste nella creazione di un mandala di sabbia colorato. Lo spazio del mandala viene prima consacrato con danze e riti. Al termine della consacrazione iniziano i lavori sul mandala. Di solito la prima linea è tracciata dal Dalai Lama, ma poiché malato in sua assenza è stato sostituito dai monaci più eruditi. Si inizia dal centro, e il centro esatto è la ruota del tempo. 8 monaci alternandosi lavoreranno dalle 6 del mattino fino alle 24 per 10 giorni.
Al termine il mandala viene distrutto per dimostrare la provvisorietà di tutte le cose terrestri.

All’esterno pellegrini, monaci in preghiera, dibattiti, monaci che discutono la loro tesi in filosofia buddhista. Tra questi anche alcuni fedeli difronte all’albero dell’illuminazione che si prostrano in continuazione, l’obiettivo è quello di raggiungere le 100.000 prostrazioni, e per i più robusti saranno necessarie 6 settimane.

La scena si sposta poi nel monte Kailash il più sacro dei paesaggi buddhisti nel Tibet occidentale. Il Kailash è altrettanto venerato dagli indù che lo ritengono il trono del dio Shiva. Davanti il lago Manasarovar anch’esso sacro considerato la consorte del monte.

“Sia la montagna sia il mandala sono considerati la dimora di un budhha.”

Durante tutto l’anno ma soprattutto verso fine maggio con la luna piena in concomitanza con il compleanno del Buddha e con il momento della sua illuminazione chiamato Vesak, la montagna attira migliaia di fedeli e pellegrini che giungono qui in carovane colorite. Si accampano alla base della montagna allestendo spartani e improvvisati campi tendati. Di seguito iniziano la Kora la circumnavigazione in senso orario alla base del monte Kailash per 52 km ad una altitudine media di 5.000-5.500 metri in circa 3 giorni.

“Il centro del mandala ricorda la configurazione del monte Kailash che molti ritengono sia il centro dell’universo fisico e spirituale.”

Interpellato il Dalai Lama su questo tema ha risposto:

“Noi stessi, come individui, siamo al centro dell’universo.”

La scena poi ritorna a Bodh Gaya andando a scoprire il mondo attorno al Kalachakra. Il mondo dei pellegrini, i pasti, i preparativi, la distribuzione di regali tra caos, confusione, attesa ed eccitazione. Nel frattempo il mandala di sabbia è stato ultimato e viene esposto al pubblico attraverso una lunga processione.
Purtroppo il Dalai Lama spiega che a causa della sua malattia gli sarà impossibile presenziare ai rituali per l’iniziazione del Kalachakra. Le cerimonie principali saranno annullate e chiede ai presenti di radunarsi qui fra un anno. Il prossimo Kalachakra si terrà in autunno a Ganz in Austria.

La scena si sposta a Ganz in Austria, ottobre del 2002. Ganz ospita una piccola ma molto attiva comunità buddhista che ha fatto sforzi enormi per ospitare il rituale di iniziazione del Kalachakra. Allo stesso tempo di rado il Dalai Lama ha acconsentito il trasferimento di una cerimonia così importante in un paese occidentale. Qui il Dalai Lama appare in forma e ristabilito dai precedenti malanni. Qui riesce a fare quello che non gli era riuscito a Bodh Gaya come tracciare le prime linee del mandala e riesce ad esercitare appieno la conduzione delle preghiere, la cerimonia di iniziazione e la costruzione del mandala.

Qui c’è una toccante intervista ad un ex prigioniero tibetano che dopo avere trascorso 37 anni in carcere a seguito delle pressioni internazionali era stato appena liberato.

Il Dalai Lama guida spiritualmente gli iniziali nel suo paesaggio sacro, con meditazione, purificazione della mente e verranno condotti ad un più elevato stato di consapevolezza.
In conclusione c’è la distruzione del mandala da parte del Dalai Lama.
Per evidenziare l’impermanenza di tutte le cose create il mandala sarà gettato nel fiume dove scorrerà per il resto del mondo.

Il Kalachakra è finito e il Dalai Lama ha lasciato Ganz.

Il documentario è narrato nell’edizione italiana da Marco Columbro. Si tratta di un reportage molto bello. Lineare senza deviazioni che descrive la cerimonia di iniziazione, molto spesso sono le immagini che parlano e che documentano e la voce narrante si limita a spiegare gesti e simboli che diversamente non potremmo comprendere.

L’ultimo Kalachakra si è svolto nuovamente a Bodh Gaya tra il 3 e il 15 gennaio 2017. Il prossimo Kalachakra dovrebbe tenersi ad aprile del 2019 ad Amaravadi in India nello stato dell’Andra Pradesh.

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